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da "Chiesa, ecumenismo e politica", 1987, papa Benedetto XVI



La Chiesa cresce dall'interno all'esterno e non viceversa.
Essa significa innanzi tutto la più intima comunione con Cristo; essa si forma nella vita della preghiera, nella vita sacramentale, negli atteggiamenti fondamentali della fede, della speranza e della carità. Così, se qualcuno chiede: cosa devo fare per diventare Chiesa e per crescere come Chiesa, la risposta non può che essere: devi cercare prima di tutto di diventare uno che vive la fede, la speranza e la carità. Ciò che costruisce la Chiesa sono la preghiera e la comunione ai sacramenti, nei quali la preghiera stessa della Chiesa per così dire «ci prende con sé».

Quest'estate ho incontrato un parroco, il quale mi ha raccontato che già da molti anni non era più sorta nessuna vocazione sacerdotale dalla sua comunità. Che cosa avrebbe dovuto dunque fare? Le vocazioni uno non può fabbricarle; solo il Signore può concederle.
Ma per questo noi dovremmo restarcene con le mani in mano? Egli decise dunque di recarsi ogni anno, con un pellegrinaggio lungo e faticoso, al santuario mariano di Altòtting con quest'intenzione di preghiera; e di invitare tutti coloro che condividevano l'intenzione al pellegrinaggio e alla preghiera comune.
Anno dopo anno, i partecipanti sono cresciuti di numero, e quest'anno, finalmente, essi hanno potuto festeggiare, con immensa gioia di tutto il villaggio, la prima santa messa, a memoria d'uomo, di un sacerdote del loro paese.
 
La Chiesa cresce dal di dentro: questo vuol dirci l'espressione « corpo di Cristo »; tuttavia ciò implica immediatamente anche quest'altro elemento: Cristo si è costruito un corpo; se voglio trovarlo e farlo mio, io sono chiamato a farne parte come un umile membro ma in maniera completa, poiché io sono divenuto addirittura un suo membro, un suo organo in questo mondo e di conseguenza per l'eternità. L'idea della teologia liberale per cui Gesù sarebbe interessante, mentre la Chiesa sarebbe una misera realtà, si differenzia completamente da questa presa di coscienza.
Cristo si dà solo nel suo corpo e mai in un mero ideale.
Ciò vuol dire: si dà insieme con gli altri, nell’ininterrotta comunione che attraversa i tempi, la quale è questo suo corpo.
La Chiesa non è un’idea, ma un corpo, e lo scandalo del farsi carne, in cui inciamparono tanti contemporanei di Gesù, continua nella scandalosità della Chiesa; tuttavia anche a questo proposito vale il detto: « Beato chi non si scandalizza di me ».
 
Questo carattere comunitario della Chiesa significa poi necessariamente il suo carattere di « noi »: essa non è « da qualche parte », ma siamo noi stessi a costituirla.
Certo, nessuno può dire: « Io sono la Chiesa »; ognuno può e deve dire: « Noi siamo "la" Chiesa », "quella unica Chiesa".
E questo « noi » non è, a sua volta, un gruppo che si isola, ma che si mantiene piuttosto all’interno della comunità intera di tutti i membri di Cristo, quelli viventi e quelli morti.
Ed è così che un gruppo può davvero dire: « Noi siamo Chiesa ». La Chiesa è qui, in questo « noi » aperto, che apre frontiere (sociali e politiche, ma anche le frontiere tra cielo e terra).

Noi siamo la Chiesa: da questo è cresciuta la corresponsabilità e anche la possibilità di collaborare in prima persona; da ciò è risultato anche, di conseguenza, un diritto alla critica, la quale però deve sempre essere prima di tutto autocritica.
La Chiesa, infatti — ripetiamolo — non è « da qualche parte », non è « qualcun altro »: siamo proprio noi.
Siamo noi - la Chiesa - ma in qualità di "figli adottivi e rigenerati" mediante il Battesimo e come il quarto Comandamento ci dice di onorare i genitori, così anche noi, in qualità di figli, dobbiamo onorare la Chiesa che è Madre e dove solo  in Essa si adora davvero il Padre, che ci ha creati, il Figlio che ci ha rigenerati e redenti, e lo Spirito Santo che rende vivi i Sacramenti, la Parola e la varietà di Carismi, sigillo stesso della dottrina di questa Madre."
 
(Chiesa, ecumenismo e politica, pp. 11s)



 
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