da "In cammino verso Gesù Cristo"- Joseph Ratzinger - leggoerifletto

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da "In cammino verso Gesù Cristo"- Joseph Ratzinger


Dalla prefazione

"...L'attenuarsi del riferimento alla figura di Gesù è giustificato anche da un certo riguardo per i numerosi non-cristiani che ci attorniano: si passa dal "Signore" (una parola da evitare) ad "un Uomo", che è l'avvocato di tutti.
Ma il Gesù dei Vangeli è di tutt'altro genere: esigente e provocatorio.
Il Gesù che a tutti tutto consente è un fantasma, un sogno, non una figura vera. Il Gesù dei Vangeli non è certamente comodo per noi, ma proprio per questo può rispondere alle attese profonde della nostra esistenza, la quale - lo si voglia riconoscere o no - è orientata verso Dio, verso una pienezza senza limiti, verso l'infinito.
È in direzione di questo Gesù "vero" che dobbiamo rimetterci in cammino...
Mi auguro che questo mio modesto lavoro, nonostante le sue carenze, possa offrire un aiuto nel cammino verso Gesù Cristo.


I discorsi dell'addio, tramandati nel Vangelo di Giovanni, oscillano in maniera tutta singolare tra tempo ed eternità, tra l'incombere della passione di Gesù e una sua nuova presenza, essendo la passione già di per sé anche "esaltazione" del Figlio.
Da una parte grava su questi discorsi l'oscurità del tradimento e della diserzione, del consegnarsi di Gesù all'estrema umiliazione della croce; dall'altra, tutto questo sembra già vinto e trasfigurato nella gloria a venire.
Gesù indica la sua passione come un andarsene, preludio di un nuovo e più intenso ritorno, come un cammino di cui i discepoli già sono a conoscenza.
E la domanda di Tommaso non si fa attendere: "Signore, non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?".
La risposta di Gesù è divenuta una proposizione centrale della cristologia: "Io sono la Via e la Verità e la Vita". Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". Questa rivelazione del Signore suscita una nuova domanda - o piuttosto una richiesta - questa volta presentata da Filippo: "Signore, mostraci il Padre e ci basta". Gesù risponde con una nuova rivelazione, che sotto altro aspetto introduce nella profondità della sua coscienza, nel cuore della fede cristologica della Chiesa: "Chi ha visto me, ha visto il Padre" (Gv 14,2-9)...
Dio si può vedere, è visibile in Cristo.
Questa rivelazione, che qualifica il cristianesimo come religione della compiutezza, ovvero della presenza divina, dà adito immediatamente ad una nuova domanda, volta a comprendere che cosa significhi il "già-e-non-ancora" come struttura fondamentale dell'esistenza cristiana. Un interrogativo che sentiamo risuonare in tutto il cristianesimo post-apostolico: com' è possibile vedere Cristo e contemporaneamente vedere il Padre?...


Perché c'è tanta fame nel mondo? Perché tantissimi bambini devono morire di fame, mentre altri sono soffocati dall'abbondanza?
Perché il povero Lazzaro deve continuare ad aspettarsi invano le briciole del ricco gaudente, senza poter varcare la soglia della sua casa?
Certamente non perché la terra non sia in grado di produrre pane per tutti.
Nei paesi dell'Occidente si offrono indennizzi per la distruzione dei frutti della terra, allo scopo di sostenere il livello dei prezzi, mentre altrove
c'è chi patisce la fame.
La mente umana sembra più abile nell'escogitare sempre nuovi mezzi di distruzione, invece che nuove strade per la vita.
È più ingegnosa nel far arrivare in ogni angolo del mondo le armi per la guerra, piuttosto che portarvi il pane. Perché accade tutto questo?
Perché le nostre anime sono malnutrite, i nostri cuori sono accecati e induriti.
Il mondo è nel disordine perché il nostro cuore è nel disordine, perché gli manca l'amore, perciò non sa indicare alla ragione le vie della giustizia.
Riflettendo su tutto questo, comprendiamo le parole con cui Gesù obietta a Satana, che lo invita a trasformare le pietre in pane:
"Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio" (Mt 4,4).
Perché ci sia pane per tutti, deve prima essere nutrito il cuore dell'uomo. Perché ci sia giustizia fra gli uomini,
deve prima germogliare la giustizia nei cuori, ma essa non si sviluppa senza Dio e senza il nutrimento vitale della sua parola.
Questa Parola si è fatta carne, è diventata persona umana, affinché noi possiamo accoglierla e farla nostro nutrimento.
Poiché l'uomo è troppo piccolo, incapace di raggiungere Dio, Dio stesso si è fatto piccolo per noi,
così che possiamo ricevere amore dal suo amore e il mondo diventi il suo regno...

 
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